Articolo di del lug 4, 2017 in Business, Career Coaching, Health Coaching, Life Coach, Mental Coaching, Personal Coaching, Positive Psychology, Sport Coaching, Wellness Coaching |

Sviluppare consapevolezza è assumere un atteggiamento di ritorno a sé stessi, ad un’esplorazione diretta della sfera dell’interiorità. Consapevolezza è la possibilità di fare attenzione ai propri modi di essere e alle proprie operazioni e di esprimerle attraverso il linguaggio. L’uomo ha consapevolezza dei propri stati, idee, percezioni, sentimenti, volontà per cui diciamo che un uomo è cosciente o ha coscienza quando non è addormentato né svenuto, né distratto da altri eventi, dalla considerazione dei suoi modi d’essere e delle sue azioni. Solitamente il termine consapevolezza si associa al termine coscienza. In termini filosofici la coscienza è vista come il rapporto dell’anima con se stessa, di una relazione intrinseca all’uomo interiore o spirituale, per il quale egli può conoscersi in modo immediato e privilegiato. Coscienza ci riconnette alla sfera dell’interiorità, ad una realtà che ognuno può decidere di esplorare, osservare e dare voce.

Che cosa succede se decidiamo di aprire una finestra sulla nostra coscienza e guardare oltre? La nostra visione si allarga verso un orizzonte differente. La scelta di voler aprire quella finestra è condizionata dal nostro desiderio di esplorare un territorio nascosto.

Joseph Luft  and Harrington Ingham, sono i due psicologi che  hanno creato questo modello chiamato la finestra di Johari   (1955). Questo modello è nato per comprendere le dinamiche relazionali delle persone nei gruppi, oggi è uno strumento utilizzato per comprendere e sviluConsapevolezza di sèppare l’auto-consapevolezza, migliorare i processi comunicativi, le relazioni interpersonali e di gruppo. L’idea che è alla base di questo modello è che le quattro finestre costituiscono quattro parti del nostro IO. Ognuno delle quattro aree contiene informazioni della persona, dei suoi sentimenti, comportamenti, motivazioni.

Io manifesto: qui ci sono le emozioni, i sentimenti, i pensieri, i progetti che tutti sanno. Tutto ciò che decidiamo di condividere con chi è intorno a noi.

Io sconosciuto: qui ci sono i meccanismi non controllati che gli altri vedono.

Io occulto: qui ci sono i meccanismi inconsci di difesa, atti non coscienti che funzionano nell’io interiore e che non vediamo né io e né gli altri. E’ un incognita per tutti. E’ il terreno della non-conoscenza condivisa e influisce nella comunicazione.

Io intimo: qui ci sono i sentimenti nascosti, segreti intimi, tutto ciò che non voglio che gli altri sappiano di me. Questa è l’area del sospetto, della diffidenza, dell’intimità e del segreto.

Se pensiamo alla nostra vita, la quotidianità e i diversi contesti in cui viviamo e ci relazioniamo, che cos’è che manifestiamo a gli altri e che cosa invece resta nascosto? Sicuramente ognuno decide di mostrare qualcosa di sé a seconda dei contesti in cui si ritrova, forse nel contesto lavorativo non assumeremo lo stesso atteggiamento di quando siamo in famiglia o con gli amici. Ma se proviamo a mettere insieme questo puzzle che è il nostro IO, con le nostre debolezze, punti di forza, capacità, emozioni, vissuti, talenti qual’è l’immagine che viene fuori. Qual’è il tratto che accomuna le diverse aree della nostra vita e che possiamo rendere manifesti a tutti intorno a noi?

Sviluppare consapevolezza di sé, imparare a guardare queste diverse aree del nostro io dando valore a se stessi è un modo per aumentare la conoscenza di sé e delle potenzialità che ognuno racchiude dentro di sé. Per comunicare in maniera efficace con l’altro è necessario imparare a comunicare correttamente con sé stessi, eliminando ogni barriera e pregiudizio. Minori saranno le barriere che alziamo mentre comunichiamo prima con noi stessi e poi con gli altri, maggiormente il nostro IO manifesto si esprimerà e più profonda sarà la comunicazione, facendo diminuire la sensazione di solitudine.

Una delle modalità con cui possiamo aumentare la nostra consapevolezza ed entrare in contatto con le aree nascoste è chiedere un Feedback all’altro. Il Feedback non è un giudizio, ma è chiedere all’altro che cosa percepisce di noi, quali qualità vede in noi, è come la luce che uno specchio riflette. Questo processo permette di diminuire lo spazio delle aree cieche, ignote e allargare lo spazio dell’Io aperto.

Un allenamento per imparare a chiedere e ricevere feedback: individuate cinque persone che vi circondano nella vostra vita personale e professionale, scegliete le persone di cui avete maggiore stima e affetto e di cui vi fidate. Provate a chiedere loro di pensare ad una situazione in cui vi hanno visto agire ed essere al vostro meglio, in cui hanno provato ammirazione per voi e chiedete loro di darvi un feedback su quello che hanno visto, quali erano le qualità che, secondo loro, avete espresso al meglio in quella situazione. Accogliete le loro parole e lasciatele scorrere nella vostra mente, senza manipolarle o interpretarle e lasciate lo spazio al vostro interlocutore di pensare e parlare in piena libertà senza esprimere giudizi.

Questo è un allenamento per imparare a conoscersi, ad acquisire consapevolezza di sé, dei propri talenti che spesso rimangono nascosti  a noi stessi e a chi ci circonda. Ringraziate le persone che vi daranno questo feedback perché in questo modo state dicendo grazie a voi stessi e alla vostra innata bellezza.

 

Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano“. (Tucidide)

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