Articolo di del giu 7, 2017 in Career Coaching, Health Coaching, Life Coach, Mental Coaching, Personal Coaching, Positive Psychology, Wellness Coaching |

E’ davvero una sfida pensare al concetto di salute in maniera differente e non semplicemente una “condizione di benessere fisico e psichico dovuta a uno stato di perfetta funzionalità dell’organismo“?

Martin Seligman, psicologo americano e fondatore della psicologia positiva, ha introdotto il concetto di “Positive Health” che così definisce:

uno stato al di là della mera assenza della malattia e si compone di tre elementi:

Soggettivo: benessere fisico, qualità della vita, emozioni positive.

Biologico: funzione fisiologica del corpo. 

Funzionale: ambiente esterno”.

Questa teorizzazione  nasce dalla supposizione che, così come il concetto di felicità può essere suddiviso in diversi aspetti quantificabili: emozioni positive – impegno – significato, così allo stesso modo il concetto di salute, che assume quindi una caratterizzazione concreta e quantificabile

Questa idea è introdotta per farci riflettere sull’importanza di focalizzare la nostra attenzione sulla connessione tra salute e benessere, piuttosto che sulla malattia. In questo modo, anziché pensare a ciò che non funziona nella nostra vita o nel nostro corpo, spostiamo la nostra attenzione su ciò che ancora va bene. Questo cambio di prospettiva è quello che permette alla persona che affronta una malattia di essere vista come essere dotato di risorse innate e capacità per affrontare la situazione attuale e quelle future.

In che modo possiamo agire su questi tre elementi che compongono la salute: soggettivo – biologico – funzionale?

Ognuno di loro si interseca e influenza l’un l’altro, quindi se qualcosa non funziona sul piano funzionale, ossia nell’ambiente che ci circonda, di conseguenza il nostro stile di vita e le funzioni biologiche del corpo saranno condizionate. Lo sforzo cognitivo che ci viene richiesto è iniziare a pensare come il concetto di salute si compone di diversi elementi:

  • ambiente esterno (inteso come luogo in cui viviamo e costruiamo relazioni sociali);
  • ambiente interno (la mente e il corpo).

Questi due ambienti parlano attraverso il linguaggio delle emozioni e quest’ultime raccontano del nostro stato di salute. Un primo passo è acquisire consapevolezza del ruolo che le reazioni emotive, i processi cognitivi e le abitudini personali hanno nel raggiungimento del proprio personale stato di benessere. Questo è un lavoro rivolto alla conoscenza di sé e allo sviluppo della competenza della resilienza. Le persone resilienti si riprendono più velocemente ed in maniera più efficace dalle situazioni negative, sono come i metalli che si piegano ma non si spezzano. Resilienza è la capacità di resistere e di reagire di fronte alle difficoltà, avversità o eventi negativi. Ciò che permette di aumentare la resilienza è: allenarsi a vivere le emozioni positive, l’attività fisica, la buona alimentazione , avere uno scopo nella vita, essere coinvolti nella propria comunità.

Una delle domande chiavi è: dove e con chi il mio spirito migliora?

La pratica di rituali significativi, la presenza nel momento attuale, l’identificazione dei propri sentimenti senza giudicarsi, la pratica della gioia, della gratitudine, della generosità, aggiungere humor e nuove prospettive sono gli elementi fondamentali per sviluppare maggiore resilienza e raggiungere uno stato di benessere.

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